Il fumo in Italia. La sigaretta tradizionale resiste, un fumatore su 5 usa l’elettronica

Tra i fumatori italiani, la sigaretta tradizionale si conferma il prodotto più diffuso (81,4%), segue il tabacco trinciato (28,2%). La sigaretta elettronica è utilizzata da circa un fumatore su cinque (20,8%), risultato sostanzialmente invariato rispetto al 2018; nel 2019 sono di poco aumentati anche gli utilizzatori di sigari e di pipa, fumati rispettivamente nel 12,1% e nel 5,1% dei casi. Per i prodotti a tabacco riscaldato si osserva, rispetto al 2018, un aumento della diffusione di circa tre punti percentuali, superando la pipa, con il 7,2% di utilizzatori. Lo Snus risulta ancora poco diffuso in Italia (2,1%).

Sono questi alcuni dei dati dell’indagine sui fumatori realizzata dall’Eurispes.

Quanti hanno provato sigaretta elettronica e tabacco riscaldato? Il 34,8% del campione non l’ha mai provata e il 29,3% l’ha provata senza scegliere di continuare ad utilizzarla. Il 23,6% dei fumatori l’ha utilizzata per un periodo limitato di tempo e il 12,3% la usa regolarmente. Sebbene l’utilizzo costante della sigaretta elettronica resti limitato a poco più di un fumatore su dieci, rispetto al 2018 si osserva una diminuzione di quanti non hanno mai provato questo prodotto (-4,4%) ed un incremento di fumatori che l’hanno utilizzata per un periodo limitato (+5%) e che continuano ad usarla regolarmente (+0,7%). La sigaretta elettronica incuriosisce, dunque, ma non convince del tutto i fumatori italiani inducendoli a dimenticare la sigaretta tradizionale. Per quanto riguarda i prodotti a tabacco riscaldato, rispetto al 2018 sono diminuiti di 12 punti percentuali i fumatori che dichiarano di non averli mai provati (passando dal 75% al 62,7%), di conseguenza sono in aumento gli italiani che li hanno solo provati (dal 19% al 22,2%) e, ancora di più, quelli che li hanno utilizzati (più che raddoppiati rispetto al 2018) e quelli che li utilizzano regolarmente (4%), che sono triplicati rispetto alla precedente rilevazione, quando si fermavano all’1,2%.

Vuoi smettere davvero? Quasi un terzo del campione (30,5%) afferma che dovrebbe smettere di fumare, ma non vuole farlo; il 26,3% dovrebbe, ma non crede di riuscirci. Poco più di un fumatore su cinque (21,9%) non ha alcuna intenzione di smettere di fumare, mentre il 12,3% degli intervistati vorrebbe smettere, ma non in tempi brevi e solo il 9% si prefigge di farlo entro sei mesi. Al campione è stato poi chiesto se il medico curante avesse mai dato loro delle indicazioni sull’abitudine di fumare. Nella maggior parte dei casi (56,6%) questo non è mai capitato; il 31,5% dichiara, invece, di essere stato spronato a smettere di fumare e all’11,9% è stato suggerito di passare ad un prodotto meno dannoso, come la sigaretta elettronica o il tabacco riscaldato.

La propensione a trovare delle alternative. Nonostante per un fumatore non sia mai facile cambiare le proprie abitudini e i propri gusti, anche nel 2019 si conferma una certa propensione al cambiamento con il 40,4% di fumatori che si dichiarano probabilmente disposti a cambiare tipo di prodotto se venissero a conoscenza dell’esistenza di un prodotto meno dannoso rispetto a quello a cui sono abituati, a cui si aggiunge il 21,5% (in aumento rispetto al 2018) che lo farebbe sicuramente. Le risposte negative provengono invece dal 30,5% del campione che probabilmente non riuscirebbe a cambiare prodotto e dal 7,6% che sicuramente non lo farebbe (-2,2% rispetto al 2018).