Il dramma di Vincenzo che ha perso moglie e figlio: “Siamo morti in tre”

Sembrava non volesse mai arrivare. Poi, a pochi giorni dal lockdown di marzo, la notizia: ci sarà un bimbo ad allietare i cuori di Susanna e Vincenzo. Era la cosa che più volevano. Però, a pochi giorni dal parto, tutto cambia.

Il 6 ottobre non una ma due vite cessano di esistere. Susanna è al nono mese di gravidanza, mancano circa due settimane al parto. Lei e il suo bambino muoiono improvvisamente. La mattina, la corsa in ospedale e poi l’impatto con quella che sembra la più triste delle realtà da raccontare. Susanna e il piccolo Luigi non ce la fanno. A raccontarci l’accaduto è Vincenzo, marito e padre che in poche ora ha visto la sua vita cambiare profondamente, come non avrebbe mai voluto.

E’ lui a contattarci scegliendo di parlare, per la prima volta, attraverso RomaPolitica.it di quanto è accaduto…

Cosa è successo un mese fa, la mattina del 6 ottobre?

“Io ero ancora a letto e mia moglie, al nono mese di gravidanza, mi svegliò di prima mattina dicendomi che aveva forti dolori alla cervicale. Sin da subito iniziava a contorcersi dal dolore ed io, che mi ero reso conto della gravità della situazione, chiamai immediatamente il Numero Unico per le emergenze, chiedendo urgentemente l’intervento di un’ambulanza e comunicando che mia moglie, che era incinta al nono mese, lamentava fortissimi dolori alla cervicale e si contorceva fortemente dal dolore, non riusciva più a muoversi né a comunicare normalmente e che iniziava a vomitare ed a fare movimenti innaturali con gli occhi. Dopo diversi minuti giunsero sul posto con l’ambulanza due operatori del 118, probabilmente l’autista più un barelliere. Come prima cosa, un operatore misurò la temperatura corporea a mia moglie, che risultava essere, a suo dire, di 37,6 gradi. Dopo la misurazione, senza null’altro fare nonostante la evidente gravità della situazione, gli stessi operatori mi dissero che, a causa della temperatura superiore ai 37,5, dovendo tutelarsi per il Covid-19, sarebbero dovuti uscire dall’abitazione, recarsi presso l’ambulanza ed indossare gli appositi indumenti protettivi in dotazione. Gli stessi operatori lasciarono casa mia immediatamente, tornando solo dopo lunghi minuti con l’abbigliamento idoneo. Appena tornati, dissi loro che per la gravidanza mia moglie era in cura all’Ospedale San Pietro; uno dei due operatori mi disse ‘no, no, la portiamo al San Filippo’. Mia moglie era ancora a terra sofferente, io e i due operatori tentammo di metterla sopra ad un telo, in modo da poterla sollevare e portarla sulla barella al piano di sotto. Una volta caricata sull’ambulanza, i due operatori mi dissero che, sempre per il protocollo per il Covid-19, io non sarei potuto entrare in ambulanza e che loro si sarebbero diretti all’Ospedale Sant’Andrea”.

E poi, una volta lì, cosa è successo?

“Giunti sul posto con mia suocera e mia cognata, ci dirigemmo presso il pronto soccorso, dove dissero di attendere perché, da quanto riferito, mia moglie era in visita. Dopo alcune decine di minuti, una delegata del pronto soccorso ci chiamò all’interno di una stanza nella quale, alla presenza di diversi dottori, ci comunicò che mia moglie Susanna e mio figlio Luigi erano entrambi deceduti e che, allo stato, era inspiegabile quanto accaduto. Poco dopo, ci permisero di entrare per vederli per qualche minuto”.

Quando ti hanno detto che avevi perso tua moglie e tuo figlio, qual è stata la tua reazione?

“Inizialmente incredulità e allo stesso tempo rabbia. Poi più passavano i minuti, cominciavo ad avvisare parenti ed amici, più mi rendevo conto di aver perso tutto e che in un attimo erano svaniti tutti i progetti di una vita, tutti i sacrifici fatti erano stati tutti inutili, il nostro stare bene insieme con poco, tutto il nostro amore, la gioia di avere un figlio era tutto svanito. Una delle cose che non dimenticherò mai è la telefonata per avvisare mio suocero, la sua incredulità, le urla della zia di Susanna di sottofondo e il mio continuo ripetergli ‘ho perso tutto, ho perso tutto’. Sono emozioni che non si possono descrivere a parole perché io ho veramente perso tutto, l’amore della mia vita, l’attesa per un figlio che ci avevano detto che era quasi impossibile arrivasse e che avrebbe reso la nostra vita perfetta. Ed ora il nulla, un vuoto indescrivibile. A tutti quelli che cercavano di farmi forza ho sempre detto: ‘le bare sono due ma siamo morti in tre'”. 

E adesso, cosa succederà?

“Noi tutti, familiari e amici, siamo ancora fortemente sotto shock per quanto accaduto ma, piano, piano ci stiamo facendo forza, l’uno con l’altro, per cercare di andare avanti e fare chiarezza sull’accaduto, tentando di capire cosa sia realmente successo e perché Susanna e mio figlio, che fino a qualche minuto prima della tragedia stavano bene, ora non ci sono più. Per questo abbiamo formalmente chiesto alla Procura della Repubblica di Roma di intervenire per fare piena luce sull’accaduto e per accertare e valutare se ci siano eventuali responsabilità che abbiano impedito di salvare la vita di mia moglie e mio figlio”.