Afghanistan, Souad Sbai: “Impossibile stabilire un contatto con i talebani. Grave il ritiro delle truppe Usa”

Sono trascorsi pochi giorni dall’occupazione di Kabul da parte dei talebani. La definitiva resa dell’Afghanistan segna un capitolo importante per la storia europea e mondiale, pagine fatte di violenze, paure e repressioni. Le immagini che arrivano dall’area sono davvero preoccupanti: uccisioni, persone che tentano di salire improbabilmente sugli aerei diretti negli Stati Uniti o in Italia, donne che lanciano al di là della rete metallica dell’aeroporto i propri figli, chiedendo ai militari europei e statunitensi di averne cura. Sulla gravità della situazione in Afghanistan e sulle ripercussioni che questa avrà, abbiamo pensato di parlarne con Souad Sbai, giornalista esperta di politica estera e di terrorismo islamista e Presidente dell’associazione Acmid, Associazione delle donne marocchine in Italia.

E’ possibile stabilire un contatto con il nuovo regime? Quale sarà il ruolo dell’Italia?

Assolutamente no. Stabilire un contatto con i talebani equivale a stringere accordi con quei terroristi che, vent’anni fa, insieme ad Al Qaeda, hanno sterminato una buona parte della popolazione afgana. Chi pensa di colloquiare con i talebani commetterà un errore imperdonabile. Occorre, seppur è un’impresa difficile, tentare di ristabilire la pace con un governo che sia frutto della volontà consenso di quella popolazione che oggi sta manifestando con la bandiera afgana, attraverso nuove e vere elezioni supervisionate da Nato, Ue (e quindi Italia) e Stati Uniti, anche se, a quanto pare, per questi ultimi il Medio Oriente non costituisce più una priorità” 

Il ritiro delle truppe deciso di Biden ad oggi va considerato come un elemento chiave nell’avanzata talebana e nella caduta dell’Afghanistan. Cosa ne pensa?

Lo reputo, oltre che un elemento chiave, una mossa gravissima. Se si decide di ritirare le truppe bisogna farlo con più attenzione, attraverso una considerazione meno avventata della situazione locale e il rafforzamento delle forze armate. Un’operazione che avrebbe dovuto richiedere molto più tempo. Questo non è stato fatto. I talebani hanno trovato terreno fertile, un corridoio aperto contro una popolazione completamente disarmata. È stato fin troppo facile. Un’avanzata così celere ha impedito al governo afgano di contrastare l’invasione dei filo-qaedisti e l’ha costretto a lasciare il paese per non provocare una sanguinosa guerra civile dal risultato scontato se si considera che l’esercito non è adeguatamente armato. Lo sono invece i talebani, e a questo punto ci sarebbe da chiedersi da chi siano finanziati” 

Parliamo di donne: lo spettacolo al quale stiamo assistendo e gli episodi di violenza sono all’ordine del giorno. Qual è la situazione e come la si può affrontare?

“I talebani, in quanto terroristi criminali, non avranno pietà per nessuno, tanto meno per le donne. Chi riconoscerà il governo sarà complice del massacro e dello sterminio di un popolo intero. La situazione delle donne afgane, come già successo in passato, si prospetta drammatica. L’obiettivo dei talebani è sempre stato quello di sottometterle, di privarle di ogni dignità, in funzione di un pensiero che è il risultato della lettura più estremista e integralista dell’islam. Si potrebbe fare tanto per ristabilire l’ordine. Perché no, anche tornare in Afghanistan. Sempre meglio che prendere accordi con chi malcela una presunta moderazione, quella millantata avventatamente da più di qualcuno nelle ultime ore: un’opzione semplicemente deleteria per donne e bambine, dai contorni a dir poco inquietanti. Più sensato appare il blocco dei finanziamenti ai talebani e il potenziamento delle forze militari ancora presenti sul territorio. Una manovra che richiede tempo, ma che potrebbe portare a qualche risultato. Quel che è certo è non aspettarsi azioni concrete dalle donne di una certa sinistra, che finora non hanno sprecato fiato o inchini a favore della drammatica condizione femminile in Afghanistan”

La paura per l’Europa è più che altro una certezza: presto ci saranno nuove e pesanti ondate migratorie verso occidente. Quanto sarà importante fornire supporto alle popolazioni in fuga e quanto, allo stesso tempo, cercare di controllare il fenomeno migratorio?

Sarà fondamentale. Loro sì, gli afgani, scappano e scapperanno per davvero da un regime, da una situazione che promette solo sangue e violenza. Il popolo afgano necessita di tutto l’aiuto possibile. La soluzione più coerente sembra quella di aiutare la popolazione senza ritardo alcuno e non abbandonarla a sé stessa da un giorno all’altro come si sta facendo. L’Occidente deve far sentire la sua forza, se ha delle buone intenzioni. Oggi è facile combattere i talebani, più facile di vent’anni fa. Attualmente non sono sostenuti da gruppi forti e organizzati come lo era Al Qaeda all’epoca. Se è vero che ci sono combattenti estremisti arrivati dall’area siriana o irachena, ad esempio, è altrettanto vero che questi sono sì più spietati, ma sicuramente meno strutturati. Ribadisco, oggi è ancora possibile fare qualcosa, sta tutto nelle intenzioni di chi, per il momento, resta a guardare. E della Cina che, compiaciuta da quando sta accadendo, ha posato gli occhi su una regione non priva di ricchezze minerarie. Una miniera d’oro chiamata Afghanistan”.