Emergenza cinghiali. Il Campidoglio pensa alla sterilizzazione dopo il flop degli abbattimenti

Sono sempre più numerosi i cinghiali che passeggiano per la città, soprattutto nei quartieri di Roma Nord, dove gli esemplari, dalla riserva dell’Insugherata, arrivano fino nelle case dei residenti dei Municipi XIV e XV.

Così l’ultima trovata del Campidoglio è di fare ricorso alla sterilizzazione, perché l’operazione di abbattimento scattata ai primi di marzo e interrotta per il Covid-19, è stata un vero flop. La verità è che la raccolta differenziata dovrebbe funzionare a dovere perché, soprattutto con la stagione calda, gli ungulati sono attratti dall’odore del cibo abbandonato nei sacchetti fuori dai cassonetti e così per loro diventa un vero e proprio invito al banchetto.

Ora, dopo la riunione tra Città Metropolitana, Roma Capitale e Regione Lazio, sono arrivate due proposte: la prima è quella della cattura e dell’inserimento dei cinghiali all’interno delle riserve protette, l’altra invece riguarda l’immuno vaccino, cioè la sterilizzazione, fermo restando però che l’ultima parola spetta alla Pisana.

Sull’argomento è intervenuto sui media Federico Coccìa, veterinario e già Presidente del Bioparco di Roma, secondo cui servirebbe un esercito di persone: veterinari, zoologi, biologi, etologi, Carabinieri forestali, guardie zoofile, tutti sempre dedicati solo a questo problema e per tutto l’anno.

C’è poi da mettere in bilancio che l’operazione sarebbe pure molto costosa, basterebbe solo pensare ad un’area vasta come il Parco di Veio. Se si vuole risolvere il problema, sempre secondo Coccìa, bisogna costituire un tavolo tecnico, ma con persone competenti, per riuscire davvero a inibire almeno la proliferazione; lui si offre come volontario per partecipare.