Ambulanti in crisi. “Siamo invisibili. Oggi o pago le tasse o mangia la famiglia”

Lavorare come ambulante non è facile e farlo in questo momento lo è ancora meno. Tra problematiche di sempre e questioni irrisolte al momento della riapertura, il distanziamento sociale e una ripresa che, dopo due mesi di stop, sembra molto difficile.

E’ per questa ragione che quando lo incontriamo Alfredo Patitucci, di professione ambulante, è giù di morale…

“In questi ultimi dieci anni la categoria degli ambulanti ne ha fatte di lotte… Davanti all’emergenza sanitaria, è diventata ancora più evidente una dinamica: siamo visibili quando c’è da pagare, equiparati in quanto a tasse ai supermercati, ma siamo invisibili per il resto. Vogliamo solo i nostri diritti… Io ho sempre pagato ma ora non ci riesco più: o pago le tasse o mangia la famiglia”.

Questo è il primo sfogo di Alfredo che fa chiarezza poi sulla polemica nei confronti di bar e ristoranti: “Non abbiamo nessuna discriminazione verso di loro, anzi. La gente che lavora deve essere aiutata. Ma se a loro hanno riconosciuto maggiore occupazione all’esterno, nei nostri confronti non c’è il medesimo riguardo: io che sono all’aperto mi devo limitare per poter lavorare. Contingentare le imprese dei mercati è inaccettabile. Ancora una volta assistiamo a due pesi e due misure. E’ ora di finirla”.

Quali difficoltà avete in questo momento?

“Ogni municipio detta legge. Chi è più elastico nel fare delle cose e chi invece è più rigido. Martedì abbiamo manifestato e avuto un incontro al Dipartimento in merito al contingentamento dell’area di mercato. A noi non serve perché c’è anche da parte nostra una linea guida, la diminuzione del banco, la delimitazione con delle paline, mettendo una striscia di sicurezza ad un metro dal banco e tutti i dispositivi di sicurezza. E’ nostra premura sincerarci della sicurezza nostra e del cittadino”

Quanto vi è pesata l’interruzione dovuta all’emergenza sanitariaa?

“Abbiamo avuto un danno economico importante. Dall’8 marzo ad oggi ho ricevuto solo 600 euro. Il 28 marzo ci fu una comunicazione dal Sindaco e da Coia: dissero che sarebbe stata abolita la Cosap 2020 ma, dal Dpcm, non risulta che sia così. Ancora una volta siamo presi in giro e la categoria è invisibile”

In che modo si può rilanciare l’ambulante regolare?

“Hai fatto bene a precisare ‘regolare’… Abbiamo sentito tante promesse, milioni di euro… Come ha detto Conte, non ci possiamo permettere l’anno bianco delle tasse ma io mi ritrovo a settembre con rate Cosap per l’occupazione del suolo pubblico raddoppiate, il pagamento dell’Inps scaduto il 16 maggio, poi arriverà quello di agosto, il tutto mentre si va incontro all’estate. Quel minimo di credito a fondo avrebbe rappresentato una boccata di ossigeno. Ma ora… Siamo al di sotto della soglia. Chi ha il reddito di cittadinanza prende di più di noi. Le bollette arrivano lo stesso, i mutui in banca non vengono bloccati, prendere un finanziamento è impensabile: la banca vuole la garanzia dello Stato altrimenti non ti da soldi. Praticamente la categoria è nel dimenticatoio, nonostante gli anni di lotta, succubi della Bolkestein. Ora ci si è messo il Covid-19”.