LIBRI / Lucrezia Bottiglieri e il suo “Amor proprio”

“Se penso a questa esperienza mi viene in mente che anche dalle cose più difficili possono nascere cose straordinarie. Inizialmente l’ho vissuta con fatica ma ha poi portato a qualcosa di grande”. Lucrezia Bottiglieri, una giovane psicologa romana di 29 anni, ripercorre con queste parole il percorso che l’ha portata a scrivere Amor proprio.

Il libro, edito da Pessime idee Edizioni, sarà disponibile negli store a partire da giugno, riporta l’autrice al concetto di resilienza, “alla capacità – riassume lei – di trarre cose positive da un qualcosa di negativo”. Perché, come ribadisce Lucrezia, “anche se le cose sembrano difficili, alla fine arriva sempre qualcosa di positivo, se qualcuno riesce a cogliere il messaggio”.

Ciao Lucrezia, come mai hai scritto questo libro? Cosa ti ha spinta?

“E’ una storia personale che mi ha spinta a farlo… Una rielaborazione. Stava li da un po’, frullava, frullava, finché poi alla fine di notte mi è presa l’ispirazione… Mi rigiravo nel letto, ho acceso il computer ed ho iniziato a scrivere. Quella sera ho scritto mezza pagina… Mi sono detta ‘ma dove vado io?’ Ho preso e chiuso il pc. E invece, sei mesi dopo, l’ho riaperto e a quanto pare ce l’ho fatta”

Veniamo alla trama…

“E’ la storia di una figlia che riceve una lettera da un padre che è andato via quanto lei era molto piccola… Questa lettera scatena una serie di eventi che rivoluzionano tutta la sua vita e la portano a intraprendere un viaggio alla ricerca di un padre sconosciuto”

Padre che poi questa ragazza ha incontrato?

“Non lo posso dire…”

Amor proprio o condiviso: quanto c’è dell’uno e dell’altro?

“Di amor proprio ce n’è la ricerca. La protagonista manca di amor proprio… E’ un qualcosa che acquisisce gradualmente. Più fa questo viaggio e più si scopre. Più si scopre e più si conosce e piano, piano, inizia ad amarsi. C’è tanto di amore condiviso e di amore ricercato, questo amore paterno che manca e che, in quanto tale, l’ha condizionata per tutta la vita”

Quanto ha pesato in questo viaggio l’amore materno?

“E’ un’ancora fondamentale nel libro, nel quale è particolarmente evidente. E’ il posto nel quale la protagonista ritorna sempre, in ogni momento difficile. Pesa positivamente. E’ un porto sicuro che la spinge ad andare avanti da sola, consapevole di avere questa certezza”

Come prendi questa tua nuova avventura di autrice e quali saranno le tue prossime mosse da questo punto di vista?

“L’ho presa con coraggio. All’inizi ero molto spaventata. Mi sono buttata e ci ho creduto. Ho conosciuto le persone che hanno fondato le Pessime idee Edizioni, Loris e Sara, e grazie a loro ci credo sempre un po’ di più. Tanto è anche merito loro che ci stanno credendo e mi stanno aiutando. L’idea è di promuoverlo in fiere ed eventi, una promozione ampia. Vediamo un po’, anche con il periodo che stiamo vivendo”.