Diritti delle donne. L’Ue ne denuncia il regresso

Nella risoluzione adottata con 463 voti favorevoli, 108 contrari e 50 astensioni, i deputati deplorano che molte delle sfide identificate 25 anni fa dalla Dichiarazione e dalla Piattaforma d’azione di Pechino siano ancora attuali.

Chiedono al Consiglio di garantire che l’UE assuma una posizione unitaria e intervenga con fermezza per “denunciare inequivocabilmente il regresso della parità di genere e le misure che compromettono i diritti, l’autonomia e l’emancipazione delle donne”.

Nella risoluzione , i deputati chiedono delle misure che promuovano l’emancipazione economica e politica delle donne, in particolare:

  • una maggiore inclusione delle donne nel mercato del lavoro;
  • un miglior sostegno all’imprenditoria femminile;
  • colmare definitivamente il divario retributivo di genere (16%) e i divari pensionistici (37%);
  • un’equa ripartizione delle responsabilità domestiche e di assistenza tra donne e uomini;
  • promuovere l’istruzione delle ragazze e una maggiore partecipazione alle carriere STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica);
  • promuovere una rappresentanza equilibrata di genere a tutti i livelli del processo decisionale
  • sbloccare la direttiva sulle donne nei consigli di amministrazione in seno al Consiglio.

Inoltre, per rafforzare la protezione delle donne, l’UE dovrebbe:

  • completare con urgenza il processo di ratifica della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e lotta alla violenza contro le donne;
  • destinare risorse finanziarie e umane adeguate alla prevenzione e alla lotta contro la violenza nei confronti delle donne e alla protezione delle vittime,
  • tutelare e promuovere i diritti dei gruppi che sono vittime di discriminazione, incluse le donne con disabilità, le donne nere e di colore, le donne migranti e le persone LGBTIQ.