Emergenza rifiuti. Chiudono due discariche. Raggi sotto inchiesta della Corte dei Conti

Emergenza rifiuti, chiudono due discariche. Una è quella di Roccasecca e l’altra di Civitavecchia, entrambe gestite dalla Mad srl di Lozzi; a dare l’allarme proprio la Raggi che ha inviato una lettera al ministro Costa, al prefetto, a Zingaretti, al Presidente della Commissione ecomafie Vignaroli e, per conoscenza a Conte, perché teme “una immediata ricaduta su Roma” e al momento resta solo la discarica di Viterbo.

Dalla Regione Lazio fanno sapere che la responsabilità è del privato e si cercherà di dare un aiuto alla Capitale incrementando la disponibilità negli impianti delle regioni Abruzzo e Marche. Ma perché questa chiusura?

Lozzi già nel 2018 era stato indagato per smaltimento illegale di rifiuti ed era rimasto in sospeso un filone del’inchiesta, quindi ora c’è un secondo procedimento del Tribunale del riesame, previsto per il 13 febbraio prossimo.

Così però, Roma rischia l’ennesima emergenza rifiuti, perché l’Ama potrebbe essere costretta a rallentare la raccolta; rimarrebbero in strada 2.000 tonnellate al giorno e saremo sommersi dall’immondizia. 

Come se tutto questo non bastasse, ora la Corte dei Conti mette sotto inchiesta Raggi e l’Ama per capire se “comportamenti omissivi” abbiano aggravato la crisi dei rifiuti, rendendo necessario l’ordinanza emergenziale della Regione e quanto stia costando alle casse pubbliche.

I magistrati contabili, in particolare, fanno riferimento alla mancata individuazione dei siti di trasferenza e trasbordo ma anche al mancato potenziamento della flotta dei mezzi e all’omesso incremento di contratti di subappalto e noleggio di impianti di trattamenti mobili (come il termovalorizzatore di Ostia Antica).

Per questa ragione la Regione Lazio era intervenuta il 27 novembre scorso con un’ordinanza per disporre “misure per affrontare situazioni di eccezionale e urgente necessità di tutela di salute pubblica e dell’ambiente dall’irregolare gestione dei rifiuti presso il Comune di Roma”.

Tra l’altro, l’ordinanza prevedeva pure l’obbligo di trovare nuovi siti entro 5 giorni “sul territorio di Roma Capitale, da destinare a operazione di smaltimento per i rifiuti derivanti dal trattamento”; inoltre entro 15 giorni il Campidoglio avrebbe dovuto individuale “almeno 2 siti dove effettuare operazioni di trasferenza dei rifiuti urbani indifferenziati”.

Sempre il testo dell’ordinanza  “prevedeva che venissero comunicati all’autorità giudiziaria i responsabili di condotte omissive”. poi la giunta capitolina aveva scelto il sito di Monte Carnevale. Ma l’inchiesta considera anche il periodo successivo e i magistrati chiedono infatti aggiornamenti sull’esito dei controlli relativi al raggiungimento degli obiettivi della raccolta differenziata; inoltre anche notizie su eventuali sanzioni a carico dei comuni del Lazio in relazione alla violazione della normativa in materia di raccolta.

La Corte dei Conti chiede ancora la documentazione su gestione e smaltimento dei rifiuti, in aggiunta ad un reporter su dinamiche, derivanti dalla situazione di criticità ambientale, che abbiano danneggiato le pubbliche finanze (danno erariale). 

In tutto questo marasma, ieri una mozione in consiglio regionale, approvata anche dai 5 Stelle, ha detto “no” a Monte Carnevale, mentre la Raggi ha dichiarato che si va avanti… Intanto il ministro Costa fa retromarcia e ammette che per smaltire i rifiuti gli impianti vanno fatti, perché le Regioni non possono abdicare al loro ruolo.