LIBRI / Arriva il “Social galateo” di Erika Graci

La comunicazione digitale, quella che ci scambiamo tra social e applicazioni, è solo una delle vie possibili per “parlare” con qualcuno. Non bisogna in alcun modo vivere come esclusive queste forme comunicative.

A ribadirlo è Erika Graci, professione psicologa, nel suo primo libro Social galateo. 10 regole di bon ton digitale, con il quale l’autrice fa chiarezza sulle difficili dinamiche della comunicazione moderna, tra post, like, emoticon, commenti e condivisioni, tutti compiuti con una interazione “a distanza”.

Si può davvero fare un uso non corretto di Facebook e di Whatsapp? In che modo?

“Quando diventa una dipendenza, tale da interferire in maniera significativa nella vita di una persona. Tardo al lavoro perché voglio leggere dei post o voglio postare, sono al lavoro e mi sottraggo dai miei doveri professionali per farlo, non riesco ad andare a dormire che penso continuamente ad un post, ai like che ne derivano, ecc. In questo caso sì che lo è”.

I social network ci danno conto della realtà impersonale delle relazioni. Non c’è rapporto diretto con l’altro. In che modo queste relazioni fanno male all’individuo?

“I social non vanno demonizzati. Un ragazzo introverso che non trova amici, ad esempio, attraverso l’uso dei social capisce che può attingere a delle abilità anche al di fuori del contesto abituale, scopre una nuova strategia comunicativa, scopre di avere un’alternativa. La parte negativa è sempre la stessa: non si deve fare un uso esclusivo di questi strumenti, non si deve rinunciare a giocare a pallone per giocare sull’app”.

Si può essere eleganti attraverso i social? Cos’è il bon ton di cui parli?

“Ad esempio, io bacchetto sempre chi mi manda un link senza dirmi di cosa si tratta. Su Facebook, analogamente, se vedo un post che non mi piace, non per forza devo insultare l’autore. Posso sempre non commentare, non esprimere un gradimento, senza aggredire nessuno”.

La ricetta per sopravvivere a pillole di social?

“Pesare il social per quello che è. Ovvero come uno strumento, non è esclusivo, è solo uno dei tanti per socializzare. Al fronte i altre strategie: chiacchiero con il salumiere, con le colleghe di mio marito, con le mamme dell’asilo, ecc”