Trasporto pubblico, una delle croci di Roma. Piso (FdI): “Fatte scelte strategiche sbagliate…”

Il trasporto pubblico è uno dei tanti problemi della Capitale. È, da sempre, uno dei servizi pubblici più discussi della Città, complici anche i problemi legati ad Atac e alle vicende di cronaca che negli ultimi anni hanno visto protagonista in negativo la ex municipalizzata.

Abbiamo fatto un punto sulla questione trasporti con Vincenzo Piso (FdI) che nel 2008, e nel 2013, quale Deputato eletto del Pdl nella circoscrizione Lazio, fu membro della IX Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni. Ecco le sue parole sull’argomento.

Quali sono le difficoltà dei trasporti nella Capitale?

“Il Tpl rappresenta uno dei ‘talloni di Achille’ di Roma. Diverse le cause che contribuiscono a questa situazione, alcune derivanti da condizioni oggettive e, se vogliamo antiche, che rendono lo scenario romano ‘complesso’ e, forse, unico; altre da scelte strategiche sbagliate”

Si spieghi…

“Roma possiede alcune caratteristiche che configurano una città molto particolare e non una ‘città come tante altre’. Iniziamo dall’estensione territoriale: la Capitale è la terza metropoli più grande in Europa dopo Istanbul e Londra, si estende per oltre 1200 kmq, la tanto decantata Milano per soli 180 kmq. A questo fanno seguito il più grande centro storico europeo, un patrimonio artistico architettonico unico al mondo, una estensione del verde enorme e di pregio con alcune delle Ville Storiche più belle del mondo, Città del Vaticano, il più piccolo Stato del mondo, uno dei sottosuoli archeologicamente più preziosi e, nel contempo, una relativamente bassa densità abitativa. Per questa ragione, quando diciamo che Roma rappresenta un ‘unicum’ mondiale, non riteniamo di andare molto lontano dalla verità”

Altri fattori, oltre a quelli storico-culturali, hanno contribuito a rendere difficile la situazione?

“A queste condizioni oggettive dobbiamo aggiungere alcune difficoltà dipendenti da scelte e strategie sbagliate e che si sono sommate nel tempo. Crescita urbanistica disordinata e senza rapporto con adeguate infrastrutture trasportistiche, amministrazione inadeguata rispetto a tutte le altre più importanti capitali europee, sia sul piano organizzativo che delle risorse disponibili e la loro possibilità di utilizzo e spesa. Questo, per grandissime linee, il quadro di partenza al quale va aggiunto un dato ‘conseguenza’ delle inefficienze sommatesi nel tempo, il più grande rapporto abitanti/mezzi privati d Europa (la difficoltà ad avere un Tpl efficiente ha alimentato questa risposta dei cittadini)”

Qual è stata la più grossa falla alla quale non si è riuscito a far fronte?

“Passando agli errori strategici commessi e rimanendo agli ultimi decenni, il principale è stato quello di voler perseguire per Roma modelli non pertinenti, nel tentativo di voler clonare realtà non sovrapponibili – come Parigi e Londra – e nelle quali il Tpl muove da condizioni assolutamente diverse. Errore che, al netto dei disservizi che il cittadino verifica ogni giorno e lo fanno imprecare conto Atac, ha contribuito a perseguire una visione della città disconnessa dalla realtà, comportando costi enormi per servizi da quarto mondo. Ad esempio, la costruzione delle metropolitane a Parigi e Londra  iniziò alla fine del XIX secolo, con costi e difficoltà amministrative minori. Senza poi contare la densità abitativa di queste realtà urbane che favorisce questa tipologia di trasporto. Infatti, se si fa riferimento alle cosiddette ‘metropolitane pesanti’, come quelle recentemente costruite a Roma (Metro C e B1), i costi si aggirano su importi superiori ai 100 milioni a km. Questo significa che infrastrutture del genere per essere economicamente sostenibili dovrebbero trasportare, perlomeno, 20/30mila persone per ora per senso di marcia, con frequenze di un treno ogni minuto e mezzo, massimo due! Noi, viceversa, oggi abbiamo una Metro C che fa transitare un treno ogni 10/15 minuti, trasportando una utenza numericamente ridicola e doppiata in superficie, sulla via Casilina, da una linea di tram e dal trasporto su gomma. Una metropolitana costata, già oggi, una cifra che sfiora i tre miliardi di euro e che il Sindaco afferma necessiterebbe, per essere completata, di altri 2 miliardi e mezzo di euro! Uno studio del 1997 del VII Dipartimento del Comune di Roma, illustrava, punto per punto, le difficoltà che si sarebbero incontrate e la scarsità di utenza che l’infrastruttura avrebbe mosso su quel percorso. Deficit confermato pubblicamente da Roma Metropolitane, stazione appaltante della linea C, che dava carichi di utenza tra le 6/7 mila persone ora, ovvero, pari a quanto può trasportare un tram di ultima generazione con costi di molto inferiori. In estrema sintesi… abbiamo comprato un tir per portare i nostri figli a scuola. Il discorso non cambia con la B1, costata poco meno di un miliardo di euro, che fa transitare anch’essa un treno ogni 8/10 minuti e che si inserisce con innesto ad ‘y’ sulla linea B alla stazione Bologna, provocando una alternanza di passaggi che, nelle prime tratte, né abbassa le frequenze” 

Tutti elementi che, insomma, inficiano pesantemente i trasporti e, per certi versi, li rendono poco utili…

“Un capolavoro che rende uniche queste metropolitane, non solo in quanto a costi ma anche in quanto ad efficienza, capacità di trasporto e frequenze. Provi a pensare cosa si sarebbe potuto fare con i miliardi impiegati per fare metropolitane che ogni giorno caricano poche migliaia di utenti. Se poi, a quanto qui sopra detto, aggiungiamo lo stato pietoso delle linee A e B, necessitanti un forte ammodernamento, e lo stato disastroso del materiale rotabile, avremo un quadro abbastanza completo (ma non ultimativo) dei problemi delle nostre metropolitane e del rapporto di queste infrastrutture con la città. E questo rimanendo al trasporto sotterraneo e senza entrare nel merito del comparto gomma e ferro di superficie. Ma se lei me ne darà l’opportunità, anche su questi temi potremo fornire qualche utile indicazione. Intanto era d’obbligo cercare di far capire che il tema ‘trasporto pubblico’ va inquadrato partendo dai problemi che maggiormente ne hanno condizionato lo sviluppo, lasciando per un attimo da parte le questioni spicce, importanti, ma che sono effetto di un sistema che ha una serie di problemi enormi a monte”. 

Marco Ottaviani