Turisti all’assalto delle fontane. La brutta “moda” dell’estate romana

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Un tedesco, un ucraino, un inglese ed un indiano…. Non è purtroppo l’inizio di una barzelletta, ma quanto accaduto a Roma, in una manciata di giorni. Con il caldo è tornata la cattiva abitudine dei turisti di fare il bagno nelle fontane storiche romane, opere d’arte utilizzate come piscine.

Il 23 giugno la polizia municipale fermò un turista ucraino che sta facendo il bagno nella Barcaccia, altri sette turisti di nazionalità tedesca, inglese ed indiana, nello stesso giorno, vennero sorpresi nelle fontane del Vittoriano. Per tutti arrivò una multa di 450 euro.

“Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma”, scrisse il poeta inglese Percy Bysshe Shelley, per ammirare quali opere d’arte immense siano e non per utilizzarle come docce o piscine, come da brutta abitudine dei turisti che affollano la Capitale.

Per arginare questo fenomeno il Sindaco ha firmato una ordinanza che vieta di entrare nelle fontane storiche, di bivaccare sui loro basamenti, di consumare alimenti o bevande, ma anche di sedersi, arrampicarsi, lavare i propri animali e indumenti, fare bere animali. Verrà sanzionato anche il comportamento di chi vi verserà liquidi o getterà qualsiasi oggetto, ad eccezione del tradizionale lancio di monetine.

Accanto alle fontane oggetto dell’ordinanza, ve ne sono alcune abbandonate, come la Fontana delle Naiadi nei pressi dalla stazione Termini, nella piazza che da inizio a via Nazionale, voluta da Papa Pio IX nel 1870 e poi adornata nei primi del novecento da Mario Rutelli (bisnonno dell’ex Sindaco della Capitale) con quattro naiadi di bronzo, da cui il nome, e la fontana del Giglio, nel cuore di Villa Pamphilj, che deve il nome dalla presenza del giglio, simbolo araldico della famiglia nobiliare progettata, nel 1600 dagli architetti Alessandro Algardi e Giovanni Francesco Grimaldi, che versa in uno stato d’abbandono che probabilmente è il preludio di una fine ingloriosa.

Stefano Perre