LIBRI / Silenzio, parla Giacomo: giovedì 18 luglio la presentazione di “La casa infestata che non c’era l’albero aperto”

La lingua di Giacomo. Al centro del libro La casa infestata che non c’era l’albergo aperto di Emanuela Fatilli ci sono le parole e le emozioni di suo figlio, un ragazzo di 16 anni affetto da autismo.

“Spesso frasi che noi diciamo in un’ora, lui le riassume in due minuti e questa era una di quelle frasi”, spiega l’autrice motivando le ragioni del titolo. L’idea di scrivere venne da un viaggio di un’ora e mezza che Giacomo decise di fare da solo, nonostante un imprevisto, uscendo da questa esperienza più forte di prima e diffondendo questa forza anche in chi gli era e gli è vicino.

Il libro sarà presentato giovedì 18 luglio, dalle ore 18:00, presso Eroi del pensiero, in via Romanello da Forlì, dall’associazione SenzaBarcode nell’ambito della rassegna letteraria #6SenzaBarcode. Alla presentazione, alla quale parteciperanno Emanuela Fatilli e suo figlio Giacomo, farà da sfondo la voce di Giuseppina Gazzella.

Questo libro e la storia di Giacomo ci hanno conquistati a tal punto che abbiamo deciso di intervistare l’autrice…

Da dove parte questo libro e cosa ti ha spinto a scriverlo?

“Questo libro parte dalla consapevolezza che qualunque traguardo è raggiungibile anche con i propri limiti. Consapevolezza perché tante volte le mamme e la società tendono ad accudire le persone con difficoltà, anteponendo il loro essere disabili a loro essere persona. Da un punto di vista molto personale ho scritto un libro perché volevo ricordare il dolore più profondo che ho provato in quei momenti, per ricordare a me stessa che la vita ci regala sempre delle svolte inattese”

Qual è l’emozione più grande che hai provato nel riportare su carta queste parole?

“L’emozione è stata tanta! E talvolta, quando rileggo dei pezzi, ancora mi emoziono. E questa stessa emozione vedo che passa anche a coloro che ascoltano ed è questa la forza del messaggio. È un’emozione mista a paura e ad orgoglio allo stesso tempo. Sapere di aver lavorato tanto duramente, sofferto e sperato, alla fine mi ha ripagata”

Il libro sarà accompagnato dalla musica nella presentazione del libro di giovedì. Come mai questa scelta e come mai la voce di Giuseppina?

“La scelta delle canzoni nasce fortemente dal libro stesso. La storia di Giacomo, ragazzo affetto dalla sindrome autistica, e la storia di una mente che riesce a memorizzare più di 200 canzoni con tanto di titoli, autore, data di pubblicazione, data di nascita ed eventuale morte del cantante. La musica fa parte del libro, è la sua colonna sonora. Quando Sheyla Bobba mi ha proposto la voce di Giuseppina e me l’ha fatta ascoltare ho avuto i brividi, non potevo chiedere di meglio. Le canzoni che proporrà sono le preferite di Giacomo, quelle che ascolta più spesso in macchina, quelle che più spesso sottolineano i momenti della sua vita”.

Da un’emozione all’altra non potevamo non passare a quelle che Giuseppina Gazzella regalerà ai presenti.

Giuseppina, cosa provi ad affiancare la tua voce ad un libro dalle tematiche tanto importanti quanto delicate. Si parla di autismo, di sfide, di amore, di paura… Cosa ti ha spinta ad accettare questa collaborazione, che ricordiamo è a titolo gratuito?

“La musica è per me il miglior modo di comunicare. L’ho sempre vissuta come un’esigenza e, al contempo, come una sfida che porto avanti ogni giorno con tanto rispetto. Mi sono sentita molto vicina a Giacomo. Lui, come me, ha scelto la musica come veicolo per dare voce alle sue emozioni. La mia anima ha risuonato ascoltando questa vicenda e non potevo che abbracciarla idealmente. È emozionante e commovente vedere di quali miracoli è capace l’arte e la musica in particolare. Non si può pensare ad un cachet in certe occasioni, in cui il denaro non trova nessun posto tra tanti sentimenti forti e prepotenti”

Tu sei una cantautrice, scrivi i tuoi testi, parli di temi molto importanti, uno dei tuoi ultimi inediti è su Federico Aldrovandi, tu e tuo marito Niki Romagnoli avete curato ogni aspetto, dalla composizione, l’arrangiamento e il video, ma sei anche insegnante di canto e in questi giorni debutti a teatro. L’arte scorre in te!

“L’arte, e soprattutto la musica, mi ha permesso di vivere e sopravvivere ad una vita che per un certo periodo non mi ha fatto sentire ‘vista’. Scrivo di tutto ciò che mi colpisce e lo faccio molto spesso di getto, correndo per casa come una matta per cercare un foglio di carta con una penna. In alternativa, se sono in macchina, accosto verso la prima piazzola e inizio a scrivere nelle note del cellulare. Insegnare canto è la conseguenza di una passione grande, perché non c’è nulla di più bello di trasmettere l’amore per il proprio lavoro. Lavoro nella scuola di Tania Lighea Montelpare, affermata cantautrice del fermano. Il mio è davvero un mestiere privilegiato, un amore, più che un lavoro. Un amore che passa anche per il teatro, soprattutto per il musical, e che ho la fortuna di condividere con mio marito, Niki Romagnoli, pianista e arrangiatore”.

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