Pendolari della Roma-Viterbo straziati dal Decreto Sicurezza. Bonanni: “Tante le promesse non mantenute dalla Regione Lazio”

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Il 1 Luglio scorso, con il passaggio del Decreto Sicurezza, un fulmine a ciel sereno ha colpito l’intera rete ferroviaria laziale ed in particolare la Roma-Viterbo, linea che con 75.000 pendolari al giorno già era in evidente difficoltà.

Tra corse soppresse e il caos generale, la redazione di RomaPolitica.it ha avuto una interessante chiacchierata con uno dei fondatori del Comitato Pendolari Roma-Viterbo, Fabrizio Bonanni.

Fabrizio buongiorno e grazie per la disponibilità. Il 1 Luglio la vostra comunità ha ricevuto dalle Istituzioni un durissimo quanto preannunciato colpo. Il Decreto Sicurezza, che ha coinvolto anche i Trasporti, ha costretto la Regione Lazio alla soppressione di molte corse – già più di 30 da inizio mese – e alla chiusura di alcuni tratti. Di chi è la responsabilità?
“La gestione del tratto ferroviario, fino agli ultimi incontri prima della rottura, doveva essere nuovamente assegnata ad Atac per ulteriori 18 mesi ma questa è stata solamente l’ultima delle tante promesse non mantenute dalla Regione. Quest’ultima, infatti, ci promette da più di due anni una riorganizzazione totale dell’intera gestione e ci ha sempre assicurato che, prima dell’entrata in vigore del Decreto Sicurezza, le cose si sarebbero decise e sistemate. Per quanto ci riguarda la responsabilità è senza dubbio della Regione, proprietaria della tratta”

Ormai cinque mesi fa, si è concluso il bando d’aggiudicazione per la creazione di una “duplicazione” della linea. Cosa è cambiato da quella decisione ?
“Nulla. Ad oggi sono stati stanziati più di 150 milioni di euro per 5 Km di tratta – cifra sicuramente sproporzionata – ma dopo cinque mesi nulla si è mosso e siamo ancora nella fase dei ricorsi per chi ha perso la gara d’affido. Il problema è che la Regione si è mossa in ritardo, anzi in ritardissimo”

Oltre a questi ritardi ovviamente ci sarebbe il problema di espropri e proprietà private che ogni comune interessato nella “duplicazione” dovrebbe affrontare. Qual è la situazione?
“Ovviamente, nel corso degli anni, i comuni hanno venduto e affidato terreni e proprietà confinanti con le stazioni ferroviarie. E’ evidente quindi che un’operazione di sdoppiamento comporterebbe una problematica logistica. Per non pensare ai costi di smantellamento e ricostruzione”

La vostra tratta era organizzata tramite la “tecnologia” del giunto telefonico che, seppur lentamente, permetteva la circolazione. Il Decreto Sicurezza non permette più questo sistema di comunicazione o almeno non lo permette con le stesse libertà di prima. Ora cosa succede?
“Questo e non solo erano problemi che preannunciavamo da anni e che dal Primo di Luglio sono semplicemente divenuti Legge. Il Decreto Sicurezza è stato scritto e redatto in un momento di piena emergenza ed è evidente che non si confronta nemmeno un po’ con la realtà. Il giunto Ferroviario, su cui si basa la nostra linea, può essere utilizzato solamente fino ai 50 Km\h, gli incroci ferroviari non sono più permessi e vi è l’obbligo di fermata in presenza di passaggi a livello. Queste restrizioni uccidono la nostra linea ma a quanto pare, lasciare sconnessi da Roma Paesi tutt’altro che piccoli, non è nell’interesse della Regione. Modificare una intera tecnologia di funzionamento su una linea che va avanti con il giunto telefonico da 70 anni, voleva dire per forza di cose intervenire a linea chiusa per almeno 6 mesi. Questo la Regione lo sapeva benissimo ma ha preferito far finta di nulla”

Il tratto ferroviario risulta “vecchio”, è un problema preannunciato?
“Parliamo di una infrastruttura degli anni ’30 per la quale negli ultimi anni erano stati promessi diversi finanziamenti, di cui addirittura uno di 54 milioni per la messa in sicurezza, poi sospeso ed infine annullato e non sappiamo nemmeno il perché”

In questi giorni abbiamo visto come la Regione stia cercando un accordo con Cotral per assicurarsi un numero sufficiente di Bus alternativi alla linea. Può essere una soluzione ?
“Assolutamente no. Il problema delle navette Cotral, che ben poco c’entra con tutto ciò, sarà evidente a Settembre quando inizieranno le scuole. Abbiamo visto gli evidenti problemi che si presentano con le navette sostitutive ad oggi gestite da Atac, figuriamoci quando si riverseranno il doppio delle persone sulla linea. Cotral in questi giorni sta entrando nella tratta ‘extraurbana’ non sappiamo bene con quale ruolo o competenza ma ciò rende ancora più evidente la situazione di emergenza. Per concludere è elementare che implementare la linea degli autobus in direzione Nord non farebbe altro che congestionare ancor di più strade come la Flaminia, già protagonista di evidenti difficoltà e altissimo inquinamento”

Ed i Sindaci in tutto ciò?
“Solo negli ultimi tempi siamo riusciti ad attirare l’attenzione dei sindaci maggiormente interessati. Il problema ferroviario intacca il tessuto sociale di comunità piccole. Se non fornisci ed assicuri più un collegamento sicuro con la Città, tutti ci si trasferiranno. Riano, dove abito, e Castel Nuovo sono in prima linea e con il passare del tempo ed il venire a galla di ciò che denunciamo da anni, anche altri sindaci si stanno avvicinando sempre di più alla questione”

Ringraziamo per la disponibilità Fabrizio Bonanni.

La Redazione di Roma Politica continuerà a seguire la vicenda e terrà aggiornati i suoi lettori.

Luca Levanti