STORIA / Dalle guerre di Lombardia alla Pace di lodi

Negli anni ‘20 del XV secolo la penisola italiana fu sconvolta da una serie di piccoli conflitti, destinati a degenerare, tra signorie locali.

I principali contendenti, il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, da tempo si contendevano l’influenza in Lombardia ed Emilia Romagna. Nel corso degli anni l’eco delle schermaglie tra i due giganti dell’Italia settentrionale raggiunse altre entità politiche come l’Impero, il papato, le due repubbliche di Genova e Firenze e la corona aragonese di Napoli, dando il via a un walzer di flebili alleanze destinato a durare fino alla metà del XV secolo.

Fu il sistema decentrato degli stati italiani a causare vere e proprie crepe negli schieramenti con comandanti come Francesco Sforza, signore di Cremona, che rivolgerà le armi sia contro Milano, al fianco della quale aveva iniziato la guerra, che contro il Doge. Tuttavia, a interessarci è la parte finale del conflitto che inizierà nel 1447 con la morte di Filippo Maria Visconti e la proclamazione della Repubblica Ambrosiana, forma di governo che nel 1550 sarà rovesciata da una coalizione formata dagli Sforza e dai fiorentini.

Con la nuova dinastia milanese al potere la guerra non sembra finire sebbene gli schieramenti si siano ridotti. Rimasero da un lato Venezia con i napoletani e dall’altra Firenze con gli Sforza. La serenissima, forte anche dell’appoggio dell’Imperatore, si apprestava a colpire quando nel 1454 un evento scuoterà la cristianità intera: i turchi catturano Costantinopoli. Venezia aveva costruito il suo potere nel mediterraneo orientale crescendo anche grazie ai conflitti con l’impero bizantino che tuttavia non era più in grado di contrastare l’espansione veneta.

Con la definitiva affermazione degli Ottomani il potere Veneziano è in serio pericolo e nasce la necessità di una pace sul fronte occidentale. L’occasione si presenterà il 9 aprile 1454 nella residenza degli Sforza a Lodi quando le potenze stringeranno un accordo che un anno dopo si risolverà con la fondazione della Lega Italica. Centrali in questo contesto furono tre figure: papa Niccolò V, Francesco Sforza e Lorenzo De’ Medici. I principali signori italiani iniziarono una politica di non aggressione reciproca e di protezionismo economico e militare nei confronti delle altre potenze straniere, Francia in primis.

Nonostante la storiografia sia discordante sul valore della pace di Lodi e della Lega italica, è indubbio che l’assetto politico durerà per un cinquantennio e, salvo rari casi, reggerà fino a quando l’esercito francese di Carlo VIII, su richiesta di Milano, invaderà la penisola. La storiografia dell’epoca guardava alla nuova penisola con diffidenza, in particolare Machiavelli vede in questo periodo l’inizio della decadenza morale, con un’ampia critica al papato, che porterà alla dominazione straniera. Su una linea simile è lo storico fiorentino Guicciardini che accusa i politicanti dell’epoca di un’eccessiva difesa degli interessi particolari a discapito di quelli generali. Questo periodo ci lascia sicuramente con degli spunti e dei rimpianti per quella che sarebbe potuta essere la prima unità d’Italia moderna ma che, a differenza di quanto successo negli stati nazionali europei, si risolverà con un trionfo degli interessi dei singoli signori e delle entità locali sull’interesse nazionale. Parrebbe proprio il caso di dire che se la storia è maestra, per quanto riguarda questo periodo, c’è molto da imparare.

Federico Zuccari