STORIA / Da York a Ponte Milvio

Siamo nel 312 d.C. in piena guerra civile. Appena sei anni addietro Costanzo Cloro, prima Cesare e successivamente Augusto, secondo il sistema tetrarchico imposto da Diocleziano, cade ad Eburacum (odierna York) in una spedizione contro i Picti e gli Scoti. Il generale Croco, di origine alamanna, nomina il figlio di Costanzo, Costantino,  Augusto d’Occidente, andando ad intaccare il meccanismo di successione tetrarchica messo in atto per fermare la nomina degli imperatori da parte dei generali che aveva caratterizzato cinquant’anni del III secolo.

Dopo cinque anni di schermaglie ed alleanze poco stabili, alla morte dell’Augusto d’Oriente Galerio, Costantino decide, forte di un grande esercito di quasi centomila uomini, di marciare su Roma allora sotto il potere di un altro generale di nome Massenzio. Esattamente come quella di  Costantino, la nomina di Massenzio arriva a seguito di una presa di potere avallata dai militari poiché, nonostante Diocleziano e Massimiano – padre di Massenzio – avessero stabilito per i due rampolli le cariche di Cesari pronti a subentrare a Galerio e Costanzo Cloro, i nuovi Augusti avevano optato per Massimino Daia e Flavio Severo.

Mentre in Oriente la situazione si andava delineando con l’incontrastata, almeno per il momento, presa di potere di  Massimino Daia – nipote di Galerio – nel caotico occidente Massenzio ebbe facilmente ragione di Severo usurpandone la carica. Parallelamente a questi eventi, Costantino aveva costretto Massimiano al suicidio dopo una tentata congiura ai suoi danni, ponendo fine alle mire politiche del padre di Massenzio ed ex co-regnante di Diocleziano.

Isolata in questa situazione sembrava la posizione di Licinio, ex consigliere dell’Augusto d’Oriente, attestato nell’Illirico, che, sebbene vantasse la nomina ufficiale (concilio di Carnuntum, 308 d.C.) del suo defunto superiore Galerio ad Augusto d’Occidente, riconobbe quindi a Costantino solo il ruolo di Cesare e a Massenzio quello di usurpatore.

Per sua sfortuna era circondato e con un potere limitato rispetto agli altri potenti in corsa per il principale seggio imperiale, quindi optò per una strategica neutralità in attesa della comparsa, dallo scontro in Italia, di un “partner” affidabile che potesse garantirgli un’alleanza, mentre iniziava il suo conflitto con Massimino Daia il quale aveva formalmente riconosciuto in occidente Massenzio.

Non riuscendo ad ottenere l’obbedienza dei suoi generali, in particolare quelli africani – si ricordano ben due interventi militari – che risiedevano in una provincia cruciale per il sostentamento delle legioni, Massenzio si diede all’urbanistica e alla propaganda, allineando l’immagine di Costantino a quella del vile assassino di suo padre, con cui per altro era entrato pesantemente in conflitto in passato. Costantino aveva intanto iniziato la sua discesa in Italia risparmiando le città leali e sottomettendo quelle rivali.

I primi scontri ebbero luogo a Torino e a Verona ma, nonostante le vittorie, l’esercito di Costantino, in vista dello scontro del 28 ottobre del 312 d.C., sarebbe arrivato con un’importante svantaggio numerico. La resa dei conti avviene nei pressi dei Saxa Rubra e, tralasciando le discordanti fonti sulla presunta visione di Costantino, appare subito chiaro come lo scontro non sia solo per il potere; poiché è  in gioco il destino culturale di Roma e della sua eterna eredità. Massenzio è un pagano tradizionalista mentre Costantino si dice che abbia dovuto lasciare l’oriente per l’ intolleranza di Galerio nei confronti dei Cristiani.

Il generalissimo Cristiano prese atto della debolezza delle ali di Massenzio, le caricò e, dopo averle sbaragliate accerchiando la fanteria, costrinse quest’ultima ad una ritirata attraverso il fiume che si risolverà con un massacro e con la morte del pretendente pagano.

Degno di nota è l’eroismo dei pretoriani che hanno preferito la resistenza ad oltranza alla fuga. Con la vittoria di Costantino inizia un’opera di restaurazione dell’Impero che porterà alla riunificazione della corona imperiale attraverso altre due guerre con Massimino Daia e Licinio e alla promulgazione dell’editto di Milano che porrà fine alle persecuzioni anti-cristiane in atto dal I secolo.

Nonostante questa vicenda si sia più di una volta posta come occasione di scontro tra varie correnti di pensiero sull’Impero Romano, ritengo che non si possa rimanere, da appassionati di storia e di cultura, che affascinati davanti ad un periodo che ha tracciato un netto cambio di rotta  nella storia dell’Occidente.

Federico Zuccari