Emergenza Rifiuti. Dal Consorzio Cortina d’Ampezzo un esposto alla Procura della Repubblica

“Presenza di ingenti quantità di rifiuti nell’ambito del comprensorio del Consorzio Stradale di Viale Cortina d’Ampezzo e diramazioni”. Con queste parole inizia l’esposto che il Consorzio Cortina d’Ampezzo ha presentato alla Procura della Repubblica per interruzione di pubblico servizio.

L’immagine che vedete in questo articolo è stata scattata a via Vallombrosa ed è stata, probabilmente, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, dopo numerose segnalazioni agli enti incaricati, rimaste tutte senza riscontro: “Nel corso dell’ultimo anno, nell’ambito del territorio consortile, si è riscontrato un livello di disservizio da parte degli incaricati AMA così significativo che si è venuta a creare una situazione igienico-sanitaria di elevato allarme sociale, dovuta alla sistematica mancanza di raccolta dei rifiuti. Tale situazione è stata reiteratamente segnalata agli Enti competenti (A.M.A., ASL/RMI, XV Municipio, Comune di Roma) senza alcun riscontro”, si legge nell’esposto.

“Ad oggi – prosegue il documento – la situazione di degrado è tale che sono comparsi ratti e gabbiani attorno ai cassonetti traboccanti di rifiuti”. E ancora: “Non si è in presenza di un mero ed occasionale disservizio ma di una vera e propria interruzione di Pubblico Servizio ai sensi dell’art. 331 del Codice Penale”.

“Se il Tribunale accerterà le responsabilità – precisa Marco Perina – tutti i residenti potranno, in forma singola, richiedere il rimborso dell’80% della tariffa o il riconoscimento della riduzione della stessa al 20% ai sensi della legge 147/2013, commi 655-656 che citano: ‘La Tari è dovuta nella misura massima del 20 per cento della tariffa, in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente'”.