Fare la guardia giurata: “Un collega si è trovato davanti un uomo armato di fucile e…”

Molti pensano che non rischino nulla, altri che il loro lavoro rappresenti il classico “posto fisso senza alcuna preoccupazione”. Abbiamo scoperto che, in realtà, il lavoro di una guardia giurata – il nome completo è guardia particolare giurata (gpg) – è molto diverso da come tanti di noi se lo immaginano. E, soprattutto, che è pieno di pericoli.

Abbiamo intervistato Mauro (nome di fantasia, ndr) che fa proprio questo mestiere e che ci ha parlato del suo lavoro e di alcuni momenti difficili vissuti da alcuni suoi colleghi…

Come si diventa guardia giurata? Qual è il percorso da seguire?
“Per iniziare a lavorare come guardia giurata, una volta superata la selezione iniziale, ho dovuto sostenere una visita dal mio medico curante per ottenere un certificato anamnestico da presentare al medico militare, il quale, a sua volta, mi ha dato la certificazione che mi abilita a questa professione così particolare. Successivamente, ho sostenuto un corso per l’abilitazione al maneggio dell’arma corta. Con tutti questi documenti in mano ho fatto richiesta presso la Questura per ottenere i titoli per fare la guardia giurata. Ottenuti i titoli si presta giuramento sempre in Questura”

Si tratta di un iter complicato: secondo te è necessario?
“Assolutamente! Ritengo altrettanto giusto che ogni 4 mesi sia obbligatorio esercitarsi al poligono, che ogni anno si ripeta la visita ed ogni due anni si rinnovino i titoli. Facciamo un lavoro pericoloso e dobbiamo essere idonei”

Di cosa vi occupate nello specifico?
“Gli incarichi che possono essere affidati ad una gpg sono diversi, ognuno con i suoi rischi. Il trasporto valori, è facile capire che si può essere oggetto di rapine, lo stesso per chi fa l’antirapina. Svolgiamo incarichi di antintrusione, ovvero presidiamo strutture non più in uso affinché non vengano occupate; qui il rischio è legato alle intenzioni poco pacifiche di chi di solito intende occupare. Il servizio di pattuglia comprende sia il giro di controllo presso gli utenti, e qui le difficoltà possono essere causate da eventuali furti in corso; l’intervento su allarme, ovvero quando suona un allarme collegato con la nostra centrale operativa, ci rechiamo sul posto, quando il caso lo richiede con le forze dell’ordine”

Tu o i tuoi colleghi vi siete mai trovati in serio pericolo?
“L’ultimo episodio è capitato ad un collega di pattuglia, è entrato in un condominio di ville per fare il controllo in una di queste e si è trovato davanti un uomo che abita in una di queste case, armato di fucile con intenzioni poco amichevoli che voleva mandar via il mio collega, non fidandosi né del fatto che fosse in divisa, né che fosse arrivato con l’auto con i fregi dell’istituto per il quale lavoriamo. Il mio collega ha lasciato il condominio, la centrale operativa ha chiamato le forze dell’ordine e siamo tornati, io ed il collega, con i Carabinieri sul posto ma di questa persona non c’era più nemmeno l’ombra. Personalmente, mi sono trovato più volte, facendo servizio antintrusione, ad avere a che fare con persone entrate illegalmente da qualche parte, forse per occupare o per trovare un riparo; di solito scappano, altrimenti vengono bloccate e si chiamano le forze dell’ordine. Ma non va sempre così… Alcuni colleghi si sono trovati ad affrontare sparatorie, o si sono dovuti difendere da aggressioni fisiche”.