STORIA / La lupa e la mezzaluna

Da appassionati di storia non si può che rimanere attoniti di fronte alla bellezza di una cartina geografica in continuo movimento. Si potrebbero passare serate intere a guardare i video delle mappe cronologiche dei vari soggetti politici e culturali che circolano sulla rete. Eppure ce ne sono sempre due che colpiscono per come hanno cambiato il modo di vedere il mondo: Roma e l’Islam.

Non è certo mio interesse iniziare una “gara”, come purtroppo spesso accade in rete, tra questi due soggetti politici e culturali nati e sviluppati in epoche totalmente diverse e non paragonabili ma piuttosto vedere come la città di Roma e la sua eredità durante il periodo della prima espansione islamica si sia posta nei confronti di questa nuova travolgente novità. Se è vero che rispetto ad altre zone d’Europa la presenza islamica in Italia è stata ridotta, con l’eccezione della Sicilia tra il IX e l’XI secolo, è altrettanto facile notare come, principalmente per un fatto strategico, la penisola fosse bersaglio della pirateria saracena nell’alto medioevo.

Ultimata la conquista della Sicilia, le attenzioni islamiche si rivolsero all’area tirrenica e alla sua frastagliata realtà culturale e politica fatta di potentati longobardi e bizantini. Dopo alterne vicende di conquista nel golfo di Napoli la potente armata saracena (più di 10.000 uomini) si presentò alla foce del Tevere nell’846 espugnando facilmente Ostia e razziando le due basiliche fuori le mura, non senza incontrare una strenua resistenza dei locali, che, anche grazie alla portata delle mura Aureliane, impedirono il saccheggio della parte urbana della città. Verrebbe da chiedersi cosa abbia spinto i saccheggiatori ad impiegare così tante forze per cercare di conquistare un centro di potere che ormai contava tra 20.000 e 30.000 anime.

In fin dei conti il mito della potenza di Roma era più vivo nelle menti dei Saraceni che in quelle degli Europei. I poeti arabi dell’epoca decantavano la grandezza dell’Urbe, tanto da far apparire la città eterna come un paradiso lastricato di oro e bronzo, con torri che toccavano il cielo. Mai descrizione fu più lontana dalla realtà di una città con gravi danni e mancanze dal punto di vista strutturale. La presenza araba nel Lazio fu vista come una seria minaccia all’autorità papale, non solo dal punto di vista militare ma anche in virtù della capacità di seduzione culturale dell’islam, con le sue licenziosità carnali e di costumi decisamente più accettate, a livello sociale, rispetto alla società romana.

La minaccia saracena fu in realtà anche occasione di alleanza tra i potentati dell’area tirrenica che, nell’849 d.C., sconfissero i Saraceni nella battaglia navale di Ostia, ponendo un argine ai saccheggi del litorale. In questa situazione spiccò sicuramente la figura di Papa Leone IV che riuscì a risollevare la politica pontificia, resa inaffidabile dal terribile operato di Sergio II e di suo fratello Benedetto, a livello mediterraneo assumendo il ruolo di guida della cristianità nel tirreno. L’eco della politica di Leone arriverà fino all’imperatore Lotario che finanzierà il completamento della cinta muraria della città eterna, sancendo il ritorno alla centralità di Roma nel mondo cristiano e la riaffermazione del potere temporale dei Papi all’interno di Roma stessa.

Federico Zuccari